F.C. IMPIANTI  è  stata  fondata  nel  2006  e  la  sicurezza  è  da  sempre  il  suo  core  business.  Dai  primi  dispositivi elettronici  dedicati  a  questo  settore,  ai  primi  rivelatori  passivi  all’infrarosso,  dalle  barriere  IR  attive, fino  alle  più  moderne  soluzioni  a  microcontrollori  e  sistemi  operativi  embedded, F.C. IMPIANTI  ha  sempre saputo  essere  al  passo  con  i  tempi,  aggiornandosi  ed  innovandosi.  Anche  nella  videosorveglianza, dai  tubi  catodici  fino  alle  moderne  tecnologie  CMOS  con  algoritmi  di  analisi  video  dei  contenuti.
F.C. IMPIANTI  ha  saputo  sempre  mantenersi  all’avanguardia  in  ogni  tipo  di    tecnologia,  dall’elettrotecnica nei  primi  anni  settanta  all’elettronica  dei  microprocessori,  dei  microcontrollori  fino  alla  rivoluzione informatica di oggi, con sistemi operativi real-time incorporati in dispositivi intelligenti. 

PROTEZIONE ANTINTRUSIONE

protezione antintrusione

In  ogni  situazione  la  protezione  antintrusione  può  essere  vista  come  una  serie  di  livelli concentrici    aventi    lo    scopo    di    rendere    inviolabile    il    nucleo    centrale.    A    seconda dell’applicazione  specifica  l’anello  più  esterno  può  rappresentare  un  confine,  un  perimetro, una zona sterile e cosi via.In  qualsiasi  sito  il  livello  più  esterno  è  la  protezione  di  confine,  dove  inizia  la  proprietà;  a seguire  il  volume  fra  il  confine  ed  il  perimetro  dell’edificio,  per  poi  entrare  nel  cuore  dello stabile:   dal   perimetro   di   prossimità   al   volume   interno,   fino   all’oggetto   intimo   della protezione,  che  sia  la  famiglia  in  ambito  residenziale,  la  cassaforte  in  ambito  bancario, materie prime o segreti di processo in ambito industriale. Le  normative  CEI79-3  ed  EN50131-1  definiscono  le  prestazioni  che  questi  livelli  concentrici debbono avere per garantire la protezione contro gli intrusi.


LA PROTEZIONE ESTERNA

Con  il  termine  «Protezione  esterna»  ci  si  riferisce  alle  protezioni  elettroniche  che  costituiscono  l’anello  più  esterno  di  un  sistema  antintrusione.  Queste  protezioni  hanno delle  peculiarità  che  derivano  dall’essere  situate  in  ambienti  esterni,  sottoposte  all’azione  degli  agenti  atmosferici  ed  immerse  in  realtà  in  cui  piante  ed  animali  sono  liberi di  agire  e  generare  disturbi  per  i  sensori.  Per  questo  motivo  le  tecnologie  di  cui  sono  composti  i  sistemi  perimetrali  sono  molto  più  sofisticate  degli  analoghi  sensori  per ambienti interni; la sofisticazione permette affidabilità in presenza di animali, vegetazione, vento, pioggia, traffico di veicoli nelle vicinanze e così via.È  sempre  opportuno  che  le  protezioni  esterne  siano  integrate  con  la  videosorveglianza  per  visualizzare  la  causa  dell’allarme,  permettendo  la  validazione  dell’allarme stesso.   L’intelligenza   nell’integrazione   permette   di   utilizzare   poche   telecamere   di   tipo   mobile   (Speed   dome)   per   posizionarle   esattamente   nel   punto   di   intrusione, permettendo di avere immagini dettagliate del tentativo di attacco in corso


PROTEZIONE INTERNA

Il  perimetro  deve  essere  in  grado  di  verificare  lo  stato  degli  infissi  apribili.  A  seconda  della  tipologia  del sito  possono  essere  considerati  ’’sicuri’’  gli  infissi  posti  ad  almeno  4  metri  di  altezza  dal  piano  di  calpestìo. Tutti  gli  infissi  debbono  essere  protetti,  possibilmente,  con  sensori  antimascheramento  (sensori  che rilevano un tentativo di blocco ad opera di un magnete esterno). Volendo  aumentare  il  livello  di  sicurezza,  anche  le  superfici  del  perimetro  (le  specchiature  e  le  ante) possono essere protette contro l’effrazione per evitare la rottura del vetro senza apertura dell’infisso.I volumi interni debbono essere protetti con tre modalità:  •‘’Trappola’’  in  cui  i  sensori  di  movimento  sono  posti  in  punti  forzati  di  passaggio  e  nei luoghi più appetibili.  •‘’Anello’’  in  cui  i  sensori  volumetrici  interni  realizzano  un  anello  chiuso  all’interno  del perimetro (una sorta di secondo muro elettronico). •‘’Completa’’ in cui tutti gli ambienti sono protetti fatti salvi piccoli locali di servizio.La  tipologia  di  protezione  da  applicare  varia  a  secondo  del  sito  (residenziale/industriale)  e  se  isolato  o meno.Locali  interni  con  contenuto  ad  elevato  valore  andranno  trattati  in  modo  dedicato,  come  ad  esempio  il locale cassaforte o un caveau.


LA GESTIONE DEL PROPRIO SISTEMA

Anche  il  sistema  più  complesso  dovrà  essere  gestito  da  persone,  alle  quali  non  può  essere  richiesta  l’esperienza  di  un professionista  della  sicurezza.  Spesso  la  ricchezza  di  funzionalità  si  traduce  in  difficoltà  di  utilizzo  e  non  sono  rari  i  casi  in  cui impianti efficaci non vengono utilizzati a causa della poca confidenza che trasmettono all’utente.Le   moderne   tastiere,   basate   su   OS,   permettono   di   generare   interfacce   utente   incredibilmente   intuitive;   le   zone possono  essere  ‘’battezzate’’  con  nomi  specifici,  così  come  le  aree  e  le  partizioni.  I  messaggi  possono  essere  trasmessi  via SMS  e  mediante  notifiche  PUSH  (del  tipo  Whatsapp)  e  possono  essere  ricchi  di  dettagli.  Applicazioni  mobili  specifiche  (APPs) possono  permettere  di  operare  il  proprio  sistema  da  remoto,  fornendo  dettagli  sullo  stato  delle  aperture  o  dei  sensori,  con mappe  grafiche  personalizzate.  È  importante  utilizzare  le  tastiere,  limitando  in  questo  modo  l’uso  delle  chiavi,  per  avere  a disposizione i codici di coercizione, i tasti di ‘’panico’’ e molte più informazioni e funzioni.Il  sistema  deve  essere  in  grado  si  trasmettere  le  informazioni  a  colpo  d’occhio  di  modo  che  in  caso  di  intrusione  non  si debba  perdere  tempo  nel  ricercare  le  informazioni.  Ecco  che  una  mappa  grafica  che  mostri  automaticamente  il  punto  di intrusione si rivela valida ed intuitiva.


VIDEOSORVEGLIANZA

un  insieme  di  telecamere  non  fanno  un  sistema  di  videosorveglianza;  come  per  l’antintrusione,  anche  nella  videosorveglianza  esiste  una  normativa  internazionale  la  quale parte  dallo  scopo  del  sistema  stesso.  Quante  volte  sarà  capitato  di  riprodurre  filmati  delle  proprie  telecamere  ed  accorgersi  che  non  si  è  in  grado  di  riconoscere  una persona,  o  ricostruire  una  situazione  di  pericolo,  non  si  è  in  grado  di  leggere  una  targa  di  automobile,  o  di  notte  sembra  sempre  esserci  la  nebbia…  È  opportuno,  quindi, avere una panoramica di cosa sia la videosorveglianza secondo la definizione internazionale. La norma di riferimento è la EN-50132 che nella parte 7 definisce le linee guida. Tramite     la     norma     è     possibile     capire     cosa     aspettarsi     dal     sistema     di videosorveglianza,    in    particolare    come    fare    per    identificare    un    intruso    o semplicemente  verificarne  la  presenza  per  validare  un  allarme.  I  pittogrammi  a  fianco mostrano   la   dimensione   dei   bersagli   richiesta   per   ottenere   i   risultati   descritti   (in sistemi analogici), facendo riferimento alla dimensione del monitor di sorveglianza. Diverso  è  il  discorso  per  i  sistemi  di  tipo  megapixel  in  cui  le  prestazioni  si  definiscono in base al numero di pixel/metro presenti sul bersaglio. Riconoscere     Identificare     Estrarre dettagliQuesto  è  un  aspetto  importante,  dato  che  spesso  potrebbe  convenire  una  semplice  sorveglianza  panoramica  o,  addirittura,  limitare  l’investimento  alle  sole  esigenze  che emergono  dalle  specifiche  della  norma.  L’utilizzo  di  bersagli  normalizzati  atti  a  visualizzare  le  dimensioni  e  la  risoluzione  espressa  in  numero  di  righe  (sistemi  analogici) o in pixel/metro (sistemi digitali) permettono di progettare un sistema sulle esigenze specifiche, sapendo già a priori il tipo di risultati che si otterranno. Il   bersaglio   normalizzato   per   questo   tipo   di   verifica   è   riportato   in   EN50132-7   allegato   C   e   permette   di   definire   con   semplicità   le   prestazioni   di   un   sistema   di videosorveglianza.

Rimandando  una  trattazione  esaustiva  alla  normativa  di  riferimento,  si  possono  comunque  indicare  le  risoluzioni  video  necessarie  al  fine  di  raggiungere  i  livelli  di  qualità dell’immagine (non compressa) necessari ad ottenere le prestazioni di:
•Rilevamento                                                                  1pixel = 40mm reali
•Osservazione                                                                  1pixel = 16mm reali
•Riconoscimento                                                              1pixel = 8 mm reali
•Identificazione                                                                 1pixel = 4 mm reali
•Verifica                                                                  1pixel = 1mm rea

Nella  nostra  attività  di  ‘law  enforcement’,  peritando  per  conto  di  Autorità  giudiziarie  immagini  e  filmati,  siamo  in  grado  di  sostenere  che  molto  spesso  le  immagini  di  impianti  cctv sono  letteralmente  inutili  ai  fini  processuali,  mancando  le  più  basilari  condizioni  di  rilevamento  e  identificazione  necessarie.  Condizioni  che  si  potrebbero  ottenere  con  piccole  (ed economiche)  implementazioni  ai  sistemi  esistenti.  Tutte  le  immagini  panoramiche  risultano  utili  limitatamente  a  fini  di  ‘contesto’  per  analizzare,  comprendere  e  descrivere  le operazioni di intrusione ed i relativi reati commessi.


Telecamere specializzate

termiche,lettura targhe, video analisi ed altro ancora.

Con  il  progredire  della  tecnologia  ed  il  passaggio  a  telecamere  IP,  il  dispositivo  di  ripresa  ha  permesso  di sfruttare  la  potenza  di  calcolo  in  eccedenza  per  applicare  filtri  ed  algoritmi  per  l’analisi  delle  immagini  e  dei contenuti   (Computer   Vision).   In   questo   modo   si   sono   evolute   telecamere   specializzate   per   scopi   di antintrusione, conteggio persone, verifica di eventi anomali ed anche antincendio.Discorso  a  parte  meritano  le  telecamere  termiche,  che  sfruttano  un  elemento  di  ripresa  sensibile  alla radiazione  infrarossa,  permettendo  la  visione  delle  immagini  in  uno  spettro  diverso  da  quello  visibile. L’utilizzo   di   queste   telecamere   consente   di   avere   dettagli   di   natura   diversa   dalle   corrispettive   sorelle standard  e  visioni  in  situazioni  particolari  (tipicamente  notturne  o  in  controluce),  ove  la  telecamera  visibile risulterebbe  cieca.  Gli  algoritmi  di  videoanalisi  nelle  ore  notturne  sono  ben  applicabili  per  via  del  maggiore contrasto  dei  bersagli  rispetto  al  fondo,  ma  l’alta  varianza  dei  risultati  (che  dipendono  da  molteplici  fattori esterni) causano problematiche di natura diversa ed affliggono queste telecamere al punto che il loro utilizzo va correttamente ponderato, visto anche il maggiore costo.


LA VIDEO ANALISI

Tecniche di ‘’computer vision’’ per l’analisi delle immagini e dei contenuti.

Per  parlare  di  Videoanalisi  dobbiamo  prendere  in  considerazione  telecamere  e/o  software residenti  su  apparati  esterni,  in  grado  di  analizzare  il  video  ripreso  dalla  telecamera  per estrarne informazioni utili alla comprensione della scena.Anche   in   questo   caso   la   complessità   e   raffinatezza   degli   algoritmi   creano   enormi differenze  sui  risultati  attesi.  Le  telecamere  di  videoanalisi  combinano  più  filtri  di  computer vision   per   estrarre   dall’immagine   gli   oggetti   in   movimento   e   valutarne   le   caratteristiche (altezza,   larghezza,   direzione   ecc.).   Ove   previsto   le   caratteristiche   che   rientrano   in   un opportuno    ’’range’’    possono    essere    associate    ad    identificatori    che    permettono    la classificazione (umano, automezzo, motociclo ecc.).Le  regole  di  allarme  possono  tenere  conto  della  classificazione  per  generare  allarmi  specifici. Nell’immagine a fianco l’automezzo non genera allarme, mentre il bersaglio umano sì. Per  quanto  questi  sistemi  vengano  spesso  spacciati  come  la  soluzione  di  ogni  problema  di  sicurezza,  è  importante  notare  che  si  basano  su  algoritmi  matematici,  i  quali possono  essere  indotti  in  errore  (quando  non  addirittura  ingannati)  e  dare  origine  ad  innumerevoli  ‘’falsi  positivi’’  tali  da  comprometterne  l’efficacia.  Inoltre  le  condizioni  di utilizzo  non  sono  indifferenti;  è  necessario  verificare  di  avere  le  condizioni  (spazi,  ambienti  ecc.)  per  applicare  questa  tecnologia,  che  oltretutto  richiede  installazione  e progettazione dedicate.

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